Corriere della Sera, 8 ottobre 2001 - Lettera da Firenze
(...)
Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore. A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle "Tigri Tamil", votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di "Hamas" che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po' di pietà sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull'isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l'Imperatore. I kamikaze mi interessano perché vorrei capire che cosa li rende così disposti a quell'innaturale atto che è il suicidio e che cosa potrebbe fermarli. Quelli di noi a cui i figli - fortunatamente - sono nati, si preoccupano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l'ecatombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un episodio. Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perché io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.
(...)
L'attacco alle Torri Gemelle è uno di questi eventi: il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti. Certo non è l'atto di "una guerra di religione" degli estremisti musulmani per la conquista delle nostre anime, una Crociata alla rovescia, come la chiami tu, Oriana. Non è neppure "un attacco alla libertà ed alla democrazia occidentale", come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici. Un vecchio accademico dell'Università di Berkeley, un uomo certo non sospetto di anti-americanismo o di simpatie sinistrorse dà di questa storia una interpretazione completamente diversa. "Gli assassini suicidi dell'11 settembre non hanno attaccato l'America: hanno attaccato la politica estera americana", scrive Chalmers Johnson nel numero di The Nation del 15 ottobre. Per lui (...) si tratterebbe appunto di un ennesimo "contraccolpo" al fatto che, nonostante la fine della Guerra Fredda e lo sfasciarsi dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno mantenuto intatta la loro rete imperiale di circa 800 installazioni militari nel mondo.
Non so perché, ma di tutto quello che è successo dall'11 settembre ad oggi, non c'è nessuno che ricordi quello che hanno detto - o non detto - i nostri "intellettuali".
In particolare mi sembra interessante il botta e risposta che c'è stato sul Corriere della Sera tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani (articolo dal quale ho estratto il brano all'inizio di questo post). Vi consiglio di leggere entrambi gli articoli e di fare le vostre considerazioni.
La rabbia e l'orgoglio, Oriana Fallaci
Il Sultano e San Francesco (Lettera da Firenze), Tiziano Terzani
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sabato 11 settembre 2010
mercoledì 4 agosto 2010
La Privatizzazione dell'Ambiente
in risposta al commento di Charlie10 al post "Privatizzare la natura. E trovare poltrone ai "trombati" della politica":
Ciao Charlie,
siamo d'accordo sul punto uno (gestione senza prospettiva della aree protette) ma, come saprai già, non sul punto due (nucleare).
Nel resto dell'articolo non parlo di nucleare ma della "credibilità" della Prestigiacomo (chi si ricorda che già nel 2008 aveva proposto la privatizzazione mentre ora fa la gnorri?), dei Parchi come poltrone di comodo per i "trombati" della politica (da SEMPRE) e del fatto che, a parer mio, non si risolve il problema dell'ambiente con la privatizzazione.
Insomma, cercano ancora di farci credere che, se una gestione "pubblica" non funziona l'unica soluzione è privatizzare. Ma il privato, si sa, fa il proprio interesse, mica quello degli altri - in questo caso, dico, mica quello dell'ambiente.
Siamo seri: chi glielo fa fare a un privato a investire, ad esempio, in tutela della biodiversità se non gli rientrano i soldi in qualche modo e se non ci guadagna? E lo Stato, che non è stato capace di obbligare gli enti -pubblici, appunto- a curarsene come dovevano, sarà ora in grado di obbligare un privato a farlo?
Per l'esattezza credo non ci pensi proprio. Questa privatizzazione, che invece io temo proprio si farà - come quella dell'acqua e, proprio oggi, dei trasporti anche marittimi - fa il paio con la sanatoria senza vincolo della tutela ambientale.
Quello che credo io è che vogliano privatizzare i Parchi rendendoli in un futuro non tanto lontano non solo non più liberamente accessibili (perché rinunciare a questa rendita?), ma anche pieni di attrazioni turistiche in barba al paesaggio, alla tutela della biodiversità, dell'habitat eccetera.
E mi preoccupo soprattutto perché vedo, proprio come te, quanto il problema ambientale sia poco sentito a tutti i livelli della politica - e non solo - in questo dannato Paese.
Per quanto riguarda il nucleare sono assolutamente contraria. Non solo perché il nostro è un Paese a pericolo sismico medio-alto, non solo perché nessuno ancora ci spiega che fine faranno le scorie - continueremo a spararle in giro con le bombe all'uranio impoverito? Le manderemo sulla luna come in "Spazio 1999"?- e nemmeno solo in rispetto del referendum di cui parlo nell'articolo. La mia è anche un'opposizione "esistenziale": dobbiamo deciderci a consumare di meno e meglio, a cercare soluzioni a lungo termine, a prenderci la responsabilità verso le generazioni future di quello che facciamo.
A presto
Sara
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